La vita intrauterina

Nell’uomo i sistemi sensoriali si attivano seguendo quest’ordine: tatto, equilibrio (apparato vestibolare), olfatto, gusto, udito, vista. Essi diventano funzionali molto prima della nascita e lo sviluppo di un sistema sensoriale dipende strettamente da quello di altri sistemi nervosi. In riferimento a questo fenomeno si parla di intersensorialità[1].

A partire dal 5° mese di vita intrauterina gli apparati sensoriali in entrata sono funzionanti e attivi (Sé come imprinting sensoriale).

Nella 20°settimana è attiva la sensorialità nella zona guance, labbra, naso.

L’udito è ricchissimo di stimolazioni già dal 5°mese: il bambino riesce a sentire, ma i rumori sono attutiti. E’ immerso nel liquido amniotico e sente i rumori intestinali; la voce materna rappresenta un imprinting caratteristico: egli la riconoscerà per sempre anche in mezzo a mille voci. Il rumore binario del battito cardiaco lo accompagnerà per tutto il tempo che trascorrerà nell’utero materno.

Gusto e olfatto fanno parte del cervello antico; il feto assorbe ed espelle liquido amniotico dove sono presenti tutti gli odori del corpo. Il bambino quindi è abituato ai sapori e agli odori. Ad esempio i feromoni prodotti dal capezzolo il bambino alla nascita li riconoscerà.

Dall’ottavo mese funziona la vista e anche se l’ambiente materno è oscuro, premendo sul nervo ottico vede qualche lampo luminoso. Tra utero e addome c’è circa 1,5 cm e il sole passa originando una penombra rossastra all’interno dell’utero materno. Per il bambino significa la percezione di qualcosa di “altro”.

Il tatto è il senso più usato, ma non esistono dolore, temperatura e peso. Il bambino tutt’intorno è protetto, è contenuto e fluttuando nel liquido amniotico non conosce la gravità. La zona più protetta risulta essere la schiena.

Negli ultimi anni si sono sviluppate tecniche per favorire il contatto prima della nascita e permettere di instaurare un legame affettivo tra madre e figlio. La più evoluta di queste tecniche è la aptonomia che consiste nell’entrare in contatto col proprio bambino attraverso il tatto. Entrare in contatto non significa solo accarezzare il ventre ma trovare un contatto attivo, che porti ad una risposta da parte del feto che avvii una prima forma di dialogo tra la madre (e col padre, se capace di instaurare questo contatto) e suo figlio[2].



[2] Ibid.



[1] Cfr. Reliere J. P., Amarlo prima che nasca, Le Lettere, Firenze, 2004