Pubblicazioni

MORTARI SERENA et al., MICHELA POLICELLA (a cura di), “Telemaco e i suoi amici”, La Rondine Edizioni, Catanzaro, 2015

Breve descrizione dei contenuti: Raccolta di racconti frutto di un concorso letterario promosso da ASAMSI ONLUS destinato alle scuole primarie sparse sul territorio nazionale che ha visto come protagonista Telemaco, gattino nato senza artigli. Il risultato è un libro divertente, a tratti comico, che descrive la diversa abilità con gli occhi dei bambini. I commenti di esperti del settore psicopedagogico guidano il lettore nella riflessione sulle varie tematiche emerse dagli elaborati: il rapporto tra fratelli, tra genitori e figli, l’amicizia, il pregiudizio, l’inclusione e altri ancora.

MORTARI SERENA (a cura di), “Disabilità e sicurezza sul lavoro: le strategie per una prevenzione efficace”, in L’integrazione scolastica e sociale, vol. 11, n. 2, 2012, pp. 105 – 170

Breve descrizione dei contenuti: La monografia di questo numero esplora il tema della sicurezza per le persone con disabilità nei luoghi di lavoro. L’idea nasce dall’attività di ricerca svolta nel mio triennio di dottorato presso l’università degli studi di Verona. Lo studio prodotto ha rilevato criticità importanti (si veda articolo S. Mortari, A. Attanasio, “Sicurezza sul lavoro e disabilità: una relazione problematica. Lineamenti di una ricerca”, in L’integrazione scolastica e sociale , vol. 10 , n. 1, 2011) e questa monografia intende far luce su alcuni aspetti di questo delicato argomento. Vengono esaminate all’interno del sistema italiano le buone prassi e i possibili miglioramenti legati all’approccio della valorizzazione delle abilità individuali nella prevenzione del rischio sul posto di lavoro. Viene fornito uno sguardo critico sulle norme antisismiche e su quelle relative alla sicurezza sul lavoro, evidenziando in modo particolare i fattori che tendono a marginalizzare le persone con disabilità. Si pone l’accento sui “diversamente abili” come risorsa utile alle aziende e al sistema economico-sociale. Grazie al disability management viene favorita l’innovazione e la produttività. La sicurezza della persona con disabilità deve essere preservata come tutti gli altri fattori di produzione. Se il “diversamente abile” viene inserito in un contesto lavorativo, si ottiene anche la possibilità per i familiari di lavorare; inoltre il disabile risulta essere un importante target di mercato per le aziende. Tutto questo contribuisce a creare un circolo virtuoso per l’economia. Il patrimonio aziendale deve essere protetto rendendo anche la persona con disabilità consapevole nell’utilizzo delle tecnologie informatiche e assistive. Viene illustrato come l’attivazione di un percorso formativo personalizzato per i lavoratori con disabilità e i dirigenti – responsabili della sicurezza sia da considerare strategica per la promozione della cultura della sicurezza in azienda tenendo conto delle problematiche specifiche legate alla disabilità. L’esito della ricerca consente di aprire lo scenario ad ulteriori iniziative formative in grado di rispondere ai bisogni espressi dal contesto lavorativo. 

MORTARI SERENA, “Il valore strategico della formazione personalizzata in materia di sicurezza sul lavoro: un caso concreto”, in L’integrazione scolastica e sociale, vol. 11, n. 2, 2012, pp. 159 – 170

Breve descrizione dei contenuti: questo lavoro riporta i risultati di uno studio il cui obiettivo era verificare se la personalizzazione dell’intervento formativo per i lavoratori con disabilità e i responsabili della sicurezza fosse funzionale alla promozione della cultura della sicurezza in azienda, considerando le specifiche problematiche legate alla disabilità. Si descrivono nel dettaglio la progettazione e l’attivazione di un percorso formativo personalizzato per quattro lavoratori con disabilità e tre dirigenti-responsabili della sicurezza.

Attanasio Antonino; Mortari Serena, “Sicurezza sul lavoro e disabilità: una relazione problematica. Lineamenti di una ricerca”, in L’integrazione scolastica e sociale, vol 10, n. 1, 2011, pp. 78 – 88

Breve descrizione dei contenuti: in Italia l’obbligo per le aziende di assumere persone con disabilità non ha prodotto studi sulla gestione della sicurezza di questa particolare categoria di lavoratori. L’innovazione tecnologica, il rispetto della privacy e della security aziendale impongono ai datori di lavoro e ai responsabili della sicurezza una seria preparazione tecnica e organizzativa: in questo modo è possibile inserire un lavoratore con disabilità nell’azienda, superando difficoltà organizzative e strutturali. Spunti di soluzione del problema del rapporto tra disabilità e sicurezza sul lavoro vengono offerti dall’attività di formazione.

ATTANASIO ANTONINO; MORTARI SERENA, “Security&safety e disabilità nell’impresa: formazione e prevenzione. Gli strumenti della pedagogia e del diritto a tutela delle persone con disabilità” in Dignità e cittadinanza reale della persona con disabilità, CARROZZINO M. ; RUFFINATTO P. (a cura di), Editrice Nuove Frontiere, Atti di “Dignità e cittadinanza reale della persona con disabilità”, Marsiglia , 23 – 25 aprile 2009, pp. 102-115

Breve descrizione dei contenuti: il problema della sicurezza è rilevante visto che in Italia vige una legge (L. 68/99) che obbliga le imprese con più di 15 dipendenti ad assumere persone con disabilità. Datori di lavoro e responsabili della sicurezza spesso si trovano impreparati all’inserimento di un lavoratore con disabilità per problemi sia organizzativi che strutturali. La normativa permette di personalizzare la gestione della sicurezza ma fornisce poche indicazioni per le modalità di realizzazione. Datori di lavoro e responsabili della sicurezza hanno grandi difficoltà a comprendere quali sono i rischi e le risorse di un lavoratore con disabilità. Ciò che manca è un approccio unitario e interdisciplinare alle due tematiche handicap e sicurezza. La risposta a questa esigenza viene data da formazione e informazione. Nella formazione degli addetti alla sicurezza e dei responsabili della sicurezza è necessario includere le tematiche relative alla disabilità. In situazioni di emergenza chi è incaricato di aiutare il lavoratore con disabilità deve avere nozioni relative alle patologie, alle tecniche di comunicazione e di assistenza, all’utilizzo di qualsiasi attrezzatura speciale, ecc. La formazione sull’uguaglianza deve assicurare che la diversità non diventi un ostacolo nella vita quotidiana nell’ambiente di lavoro, per la carriera del lavoratore e per la sicurezza. È necessario garantire alla persona con disabilità una formazione individuale e personalizzata, su supporti adeguati e con linguaggio semplice e accessibile. Occorre fornire qualsiasi tipo di formazione specifica e addizionale in SSL di cui i lavoratori disabili potrebbero avvalersi per il loro lavoro o per le attrezzature specifiche che utilizzano e fornire ai dirigenti e al personale qualsiasi informazione e formazione specifiche di cui potrebbero avere bisogno per aiutare un lavoratore con disabilità.

MORTARI SERENA, “Il coinvolgimento delle famiglie di A.R.C.”, in Prevenire i disturbi dello sviluppo del bambino, FABERI M. (a cura di), Libreria Editrice Universitaria, Verona, 2009

Breve descrizione dei contenuti: per ottimizzare l’efficacia delle cure, il processo riabilitativo deve basarsi sulla collaborazione tra genitori e professionisti rispettando i reciproci ruoli e competenze. Sulla base di ciò si è pensato di sviluppare un progetto di ricerca con l’obiettivo di analizzare la qualità del servizio offerto da A.R.C. (Associazione Recupero Cerebrolesi) di Verona. È stata analizzata la qualità delle cure fornite dell’Associazione, somministrando un questionario a genitori e professionisti. Si è deciso di utilizzare lo Strumento per la misura del processo di cura adottato in uno studio effettuato presso il C.R.M.L. (Centro di Riabilitazione Motoria e del Linguaggio di Cremona). Il questionario è lo stesso per professionisti e genitori, con le dovute variazioni in base al ruolo di chi risponde. Per i primi si è trattato di misurare il processo di cura attuato, per i secondi di misurare la percezione della cura ricevuta. È stato inoltre somministrato un questionario a professionisti e genitori per misurare la compliance genitoriale che ha permesso di acquisire informazioni circa il programma di trattamento domiciliare, verificandone l’effettiva applicazione. La ricerca ha evidenziato quali componenti di cura risultano più rilevanti all’interno del percorso riabilitativo attuato e ha confermato l’importanza del coinvolgimento delle famiglie nel processo riabilitativo del bambino.

MORTARI SERENA,  “Arte-terapia e handicap”, saggio pubblicato sulla rivista on-line Educare, Anno V, numero 6, pp. 9

Breve descrizione dei contenuti: in caso di deficit che comporta un venir meno dell’attenzione e della partecipazione attiva, non si struttura alcuna rappresentazione né cognitivo-razionale né cognitivo-emotiva e sorge il problema educativo che si presenta all’educatore come ricerca di mediatori che riescano a risvegliare l’attenzione necessaria per superare gli ostacoli causati dal deficit; ricerca di mediatori la cui partecipazione richieda al soggetto solo quanto lui può dare in quel momento; ricerca di mediatori che riescano ad aprire alla rappresentazione emotiva e cognitiva. L’arte può essere efficacemente utilizzata come mediatore e può offrire un valido aiuto all’educatore speciale nel suo lavoro. L’arte-terapia non può essere caratterizzata da modelli rigidamente di tipo psicoanalista o cognitivista, ma è di fondamentale importanza che si possa avvalere dei contributi delle discipline che intervengono sulla psiche e sull’essere umano. Un arte-terapeuta deve conoscere il concetto di trasfert, controtransfert e di inconscio; deve anche essere in grado di dialogare con medici e specialisti riguardo a particolari deficit, deve essere in grado di comprendere certi linguaggi specifici. Quando si opera in educazione, e soprattutto in educazione speciale, occorre ricordare sempre che la dicotomia mente/corpo non esaurisce tutte le caratteristiche dell’essere umano che è costantemente alla ricerca di un senso. E’ possibile sostenere che se un intervento di arte-terapia non può pretendere di eliminare un deficit, può sicuramente ridurre un handicap. Nel linguaggio comune deficit e handicap vengono a coincidere ed è evidente la confusione che nasce attorno a questo tema.